Fabrizio De André e un mondo di donna

Abbiamo pensato di "mettere in scena" in teatro, le varie figure di donna che, numerose, si incontrano nella poesia di Fabrizio De André. Si inizierà con il concerto di Fermo il 21/01/06, presso il Teatro dell'Aquila, con possibili repliche successive al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno e al Cine-teatro di Termoli. Le varie rappresentazioni saranno, di volta in volta, arricchite da recitazioni, figure in movimento e scenografie pensate in proposito.
Il progetto manca sicuramente di originalità perché già molti, prima e più a fondo di me, hanno scritto e riproposto al pubblico questo tipo di esperienza.
Il movente però nasce da una sorta di bisogno, più che mai oggi respinto dalla cultura dominante, e per questo in me compulsivo e quasi "schizofrenico", di poter interagire con quella così dolce e discreta umanità femminile, che affolla l'intera tragi-commedia del canzoniere deandreano. Accanto a ciò, il bisogno di riconsegnare, non senza un minimo di ambizione, almeno una parte di quelle preziose sensazioni scaturite dalla famosa tournée invernale di Faber del 1992 in molti teatri d'Italia. Il Cine-teatro Calabresi di San Benedetto del Tronto (AP), è stato al proposito uno degli illustri complici di quella forte esperienza, quando, sopra la poesia di quel palco, apparivano di volta in volta, dall'alto della sala, dei dipinti di donna, falsi quadri d'autore, a nutrire anche con l'immagine visiva, il romanzo dell' Universo femminile.
La letteratura che si è interessata a questo Universo poi, risalirebbe addirittura alla fine del quarto millennio, identificabile nei racconti mitologici dei Sumeri fino alla cosmogonia biblica. Il poema di Inanna, regina del cielo e della fertilità, racconta di un albero che, sradicato dal vento, venne raccolto dalla regina e fatto da lei piantare nel giardino del suo santuario. Passati gli anni, l' albero crebbe e divenne molto grande, Inanna decise di tagliarlo per farsene un trono ma non ci riuscì a causa di un serpente che aveva stabilito il suo nido nel tronco. Sembra uno scherzo, ma vediamo che la figura dell'albero, del serpente e della donna compare circa duemila anni prima della versione della Genesi… e per giunta senza una figura analoga al nostro caro Adamo!
Dal nostro poema, ecco invece affacciarsi di volta in volta Marinella, Barbara, Jamina, Franziska, Ella e Kate, Teresa, Angiolina, Nancy, Giovanna d'Arco, le Madri al Calvario, Maddalena, Sally, ecc.ecc…In tante, tantissime, e anche dolorosamente incantevoli, ripercorrono con diverso stato d'animo e con saliente spunto dialettico, tutti i principali archetipi letterari di femminilità, nella soria del suo pensiero:
la DONNA-VITTIMA e quindi simbolo del sacrificio (vedi anche il sacrificio di Eco e molte canzoni di Faber);
la DONNA-AMANTE, che ama l'amore per esclusiva passione, quasi mai a lieto fine, perché l'amore è incapace di cambiare le persone e spesso rimane l'ipocrisia a governare ogni tipo di rapporto;
la DONNA-MADRE e la DONNA-SACRA , nel pieno rispetto della sua componente umana (vedi "Tre madri" e "Ave MARIA");
la DONNA FATALE (femme fatale), cioè la donna-idolo,spietata e bellissima, fredda e crudele, dipinta nei tratti fiammeggianti di beaudeleriana memoria;
la DONNA-SOLA, la donna vista come femminile separato (vedi Giovanna d'Arco, Nancy), sull'impronta delle Dee vergini della mitologia greca -Artemide, Atena- , nel tema eterno di amore e morte;
la DONNA-INSEPARABILE, sul mito delle Dee vulnerabili -Era, Demetra- cioè la donna amica, consigliera e nutrice di positività nelle dinamiche familiari…
Non basterebbero giorni e giorni d'inchiostro per inquadrare questo Universo, sul piano letterario, in modo appena articolato. Conoscendo però il mio disordine e la mia scarsa organicità, preferisco respirare le sensazioni immediate che questo mondo emana.
Mi limito quindi a ripercorrere questa esperienza, cantandola nel piccolo baule pieno di personaggi femminili, sforzandomi di interagire e di comprendere ogni giorno il loro mondo, con l'accurata attenzione di evitare ogni forma di giudizio, o peggio, di pregiudizio.