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PILLOLE DI FABER... Per chi non è su FB come la Frè !

FABRIZIO DE ANDRE’ E LA BALLATA

La musica popolare dell’area peninsulare italiana non presenta una situazione omogenea nei suoi territori, dati i diversi costumi e le diverse contaminazioni culturali che si sono mescolate nel corso dei secoli.

AREA SUD-ITALIA-MEDITERRANEO

Il repertorio tradizionale meridionale vede una prevalenza di canti di tipo “lirico” con voce molto impostata ed uso frequente del “falsetto” e del “vibrato”. (Il termine “lirico” è qui assunto anche in antitesi al “narrativo asettico” in quanto prevalgono connotazioni di dolore, di sdegno, di protesta o di esternazioni amorose). La struttura ritmica dei testi è generalmente libera e non presenta, in generale, dipendenza, se non limitata, dal susseguirsi di strofe alternate a ritornelli. Si tratta di componimenti abbastanza lunghi, anche molte decine di versi, con digressioni narrative e interventi spesso in prima persona, specie all’inizio della storia. Dal punto di vista tecnico, questi componimenti presentano una forte tendenza allo sviluppo melismatico (da melisma, dal greco “mèlos” = aria, canto, melodia): è quel tipo di ornamentazione melodico-canora che consiste nel caricare su di una sola sillaba un gruppo di note in rapida successione e senza interruzione della voce, ad altezza diversa, conferendo al canto una connotazione quasi “liturgica” e un profondo “pathos”.

NORD-ITALIA, NORD-EUROPA

Pur influenzato profondamente dalle tradizioni dell’area Sud-Italia mediterranea, Fabrizio De André possiede nei propri geni la tradizione comunicativa musicale propria delle sue origini, con prevalenza dei modelli liguri, piemontesi e occitano-provenzali (sembra che il suo cognome “De André” derivi proprio da un’antica stirpe provenzale). Rispetto al repertorio meridionale, quello settentrionale risponde prevalentemente ai seguenti canoni:
1) Maggior presenza delle tonalità in “maggiore” rispetto alle prevalenze in “minore” dei canti del meridione;
2) Limitata melasmicità;
3) Presenza di esecuzione corale (al fianco o in appoggio al canto solista);
4) Struttura ritmica spesso rigida e metricamente precisa;
5) Predominio degli impianti strofici ben delineati alternati ritornelli (réfrains);
6) Repertorio narrativo con scarso uso della prima persona;
7) Tono “distaccato” della voce narrante/cantante, che si esprime senza artefatti canori, senza impostazioni di rilievo e senza variazioni dell’impostazione canora;
8) Base metrica ad imitazione epico-lirica, in rima variabile (ABA; ABBA ecc…) con versi in struttura senaria, settenaria, ottonaria, novenaria (quasi del tutto assente l’endecasillabo).

GRAN PARTE DI QUESTI CARATTERI CONFIGURANO PROPRIAMENTE L’ESSENZA DELLA BALLATA, TIPO DI CANZONE NARRATIVA MONODICA, SVILUPPATASI DALLE LINGUE ROMANZE, PROBABILMENTE APPARSA PRIMA A FIRENZE (sembra però esser conosciuta anche alle lingue DOC), SUCCESSIVAMENTE SVILUPPATASI CON MOLTA FORTUNA NEL NORD-OVEST E NEL NORD-EST DELL’EUROPA, COINVOLGENDO FRANCIA, INGHILTERRA, SCOZIA, CATALOGNA, GERMANIA, OCCITANIA, PIEMONTE E LIGURIA.

Lo stile della BALLATA è pressoché riassunto negli otto aspetti sopra citati, proponendo un modo di cantare melodie su base modale-europea in modo asciutto, a voce piana ed aperta (diaframmatica), avvalendosi in modo variabile del coro. Il tono della voce è “distaccato” emotivamente dal significato anche tragico della storia, con presenza di sfumati accenti enfatici. Molto forte è la presenza delle figure retoriche con: anafore (ripetizione di una o più parole ad inizio/fine verso)  cfr.: La ballata del Michè: …Domani alle tre/nella fossa comune sarà…; …Domani Michè/nella terra bagnata sarà…: metafore in rapida successione (sostituzioni di un oggetto ad un altro) e asindeti (accostamento di frasi senza congiunzioni) cfr.: La ballata degli impiccati:..Tutti morimmo a stento/ingoiando l’ultima voce/tirando calci al vento/vedemmo sfumar la luce/ L’urlo travolse il sole/l’aria divenne stretta/cristalli di parole/l’ultima bestemmia detta..: antifrasi (consiste nell’usare un’espressione attribuendole un significato opposto a quello ad essa proprio):  cfr Leggenda di Natale:…E un Babbo Natale che parlava d’amore/e d’oro e d’argento splendevano i doni…): climax (disposizione di versi ad intensità crescente)  cfr.: La ballata dell’amore cieco:…Morir contento e innamorato/quando a lei nulla era restato/non il suo amore non il suo bene/ma solo il sangue secco delle sue vene...

Commenti

..grazie per aver reso edotta anche la popolazione feisbuc-repellente...
...se posso permettermi, aggiungerei anche "la canzone di Marinella" nelle ballate di Faber. Infatti, pur intitolandosi "Canzone", ha la tipica struttura della classica "ballata", costituita in endecasillabi e settenari, ordinati in un ritornello di quattro versi a rima.....smaaaaack.....baciata! :)))

E se Francesca pensa a una ballata
vorrei salir sulla sua balconata
con rampicanti di viole e ginestre
cantarle a squarciagola alle finestre:

"Dolce Madonna stendi il tuo sorriso
su questo menestrello un pò indeciso
se è meglio supplicarti con preghiera
o se buttarsi giù dalla ringhiera!"

Ahahahahahah!!!!!!!!!!!!!! UN BESO !!!!!!!!!!!!!!

ahahhahaahahhaahahhaah fantastica!!!!.....tranquillo, nell'indecisione prendo le scale!!! ;))))) besitossssssss

Cioè mi lasci sul balcone appeso????? Ahahahahah!!!

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