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Dar voce alla bellezza del veggente

Carodeandré band, Marilyn Monroe, Fabrizio De André

Nasce, per una sorta di "non abbandono autarchico", il concerto CaroDeAndré, il 13 novembre 1999, al Teatro Pagani di Monterubbiano -AP- (a proposito un ringraziamento speciale a Giuseppe Verdoni, Simona Agostini e Mario Mecozzi). Si è poi evoluto, grazie soprattutto agli Artisti che di volta in volta vi hanno partecipato - musicisti, scenografi, attori, ballerini, musicologi, acrobati, fonici - fino ad acquisire un volto proprio, riflesso nello specchio del Mare Faber. Adesso la materia è abbastanza complessa, fra musicisti di estrazione classica, moderna, popolare, etnica e jazz. È grazie a questi Argonauti della musica che ancora riesco a tessere la testimonianza della meravigliosa memoria deandreana.
Lo spettacolo è sempre testardamente finalizzato, modestia a parte, alla presunta Rivelazione dei testi, per mezzo di associazioni videocinematografiche e letterarie.
Ringraziamo la "Fondazione De André", presieduta da Dori Ghezzi, per aver accolto con soddisfazione questo nostro piccolo progetto.
Saluti. Con la nostra testa sotto i vostri piedi.
Carlo Bonanni

Perché CARODEANDRE’ ...

Carodeandré è una band-orchestra che nasce essenzialmente per non disperdere il percorso del pensiero, della musica e della poesia di Fabrizio De André. Grazie alla gentilezza di amici vicini al cantautore, abbiamo avuto la possibilità di accedere e studiare quel mare letterario nel quale il nostro maestro di pensiero ha navigato per una vita intera. Andare alla ricerca di suoi commenti nonché di citazioni memorabili, tenere in mano fogli scritti di suo pugno, addirittura semplici fazzoletti con appunti o disegni, schizzi, trovati magari nella pancia di un mandolino, e comprenderli, è rendere davvero immortale la sua opera, perché solo in questo modo, faticoso ma alla fine "pescoso", si arriva alle origini del suo pensiero e si cammina dentro al suo sentiero.

In molti conoscono solo una parte di questo lunghissimo percorso, ed in molti hanno scritto fiumi di parole sui testi di Faber senza essere forti conoscitori dei suoi riferimenti letterari e filosofici, e men che meno dei suoi studi linguistici. Ecco perché, dal 1999 ad oggi, grazie anche ad autorevoli musicisti, mi sono impegnato a riproporre quella poesia in musica cercando di regalare al pubblico le chiavi di lettura di quel magico labirinto musicologico-letterario di cui è stato protagonista assoluto Fabrizio De André.

Mi sento di concordare su di una affermazione: Fabrizio De André era, letterariamente parlando, un grande predatore onnivoro.

Quanti conoscono i suoi molteplici richiami a Robert Musil? E i commenti sulla “Bocca di rosa” di Moosbrugger, personaggio mitico di Musil ? Perché De André scrive, di suo pugno, al fianco della bocca di rosa di Musil: “Bocca di rosa va con Marinella, volando insieme sulla stessa stella”?
E quanto ha influito Musil nelle sue canzoni?
Quanti sanno dare una spiegazione sulla sua stima nei confronti di Benedetto Croce, e sul suo concetto di poesia così caro a Faber?
Quanto amava l’espressione crociana della definizione di arte come pura intuizione espressiva?
E le sue letture e relativi appunti su Di Giacomo e Bovio?
E i suoi estenuanti studi e riferimenti letterari sull’ idiomatismo prima di “partorire” “Creuza de ma” ?
E gli studi sull'Argot?
E suoi riferimenti omerici alle libagioni della stessa “Creuza”? (ved.: Odissea tradotta da Quasimodo e da Monti in suo possesso fin da ragazzino !)
E l’amore profondo per il “piano creativo” di Jodorowsky e per le tecniche di straniamento dai formalisti russi?
E i suoi appunti sul realismo magico di Marquez?
E le riflessioni sull' Azteco di Gary Jennings?
E i commenti pungenti agli aforismi di Elias Canetti "mentre si torturano le mosche dentro alle province degli uomini"?
E che dire della rigorosa stima, sempre riportata di suo pugno, nei confronti di Céline e dei suoi faubourg, e nei confronti delle “Rapsodie gitane” di Cendrars?
E come non commentare il testo della canzone “Cib mari” accanto al testo di “Khorakhané” trovati nella pancia del suo mandolino, insieme alla poesia dedicata nel 1982 a Pepi Morgia?

Ecco il motivo per cui, durante il concerto, vogliamo esaltare insieme queste espressioni di profonda intuizione.

Perché, se la grandezza di un artista non consiste in qualcosa di dimostrabile, e può essere indipendente dalle sue azioni, le forze particolari della bellezza, che questo artista è in grado di afferrare, anche per un solo lembo, durante la vita intera, gli e ci permetteranno per sempre di attraversare timidamente il soprannaturale, e di anelare all’eternità.

PS: un pensiero affettoso a Pepi Morgia, a Mario Morisi, ed a tutti i ragazzi che si sono rivolti a Carodeandré per tesine di studio nei vari corsi di laurea, e che mi hanno personalmente arricchito di nuova bellezza.
Un ringraziamento caloroso a Dori Ghezzi, Mauro Pagani ed Ellade Bandini
Carlo Bonanni

"Se poi chiedete ai vecchi marinai il significato di quei grandi occhi disegnati sulle prue delle barche, vi diranno dell'antica credenza secondo cui, grazie a quelle tonde orbite, si riesca a vedere oltre l' orizzonte, attraverso le nebbie più fitte e nel buio della notte più fondo.Ed è qui, che accettare di mettere in campo le proprie certezze e confrontarle con quelle di altri uomini fu senz'altro la vera, straordinaria dimostrazione di spregiudicata intelligenza degli Argonauti e lo è ancora oggi per tutti gli altri navigatori che decidono di uscire dalla rotta stabilita dalla convenienza e dalle consuetudini per rischiare di sballare, buttare a mare, le proprie convinzioni ormai ben ancorate nel calmo golfo dell'inamovibile buonsenso."
(Dario Fo)

Da "Concerti 2006"

Fabrizio De André e un mondo di donna

Abbiamo pensato di "mettere in scena" in teatro, le varie figure di donna che, numerose, si incontrano nella poesia di Fabrizio De André. Si inizierà con il concerto di Fermo il 21/01/06, presso il Teatro dell'Aquila, con possibili repliche successive al Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno e al Cine-teatro di Termoli. Le varie rappresentazioni saranno, di volta in volta, arricchite da recitazioni, figure in movimento e scenografie pensate in proposito.
Il progetto manca sicuramente di originalità perché già molti, prima e più a fondo di me, hanno scritto e riproposto al pubblico questo tipo di esperienza.
Il movente però nasce da una sorta di bisogno, più che mai oggi respinto dalla cultura dominante, e per questo in me compulsivo e quasi "schizofrenico", di poter interagire con quella così dolce e discreta umanità femminile, che affolla l'intera tragi-commedia del canzoniere deandreano. Accanto a ciò, il bisogno di riconsegnare, non senza un minimo di ambizione, almeno una parte di quelle preziose sensazioni scaturite dalla famosa tournée invernale di Faber del 1992 in molti teatri d'Italia. Il Cine-teatro Calabresi di San Benedetto del Tronto (AP), è stato al proposito uno degli illustri complici di quella forte esperienza, quando, sopra la poesia di quel palco, apparivano di volta in volta, dall'alto della sala, dei dipinti di donna, falsi quadri d'autore, a nutrire anche con l'immagine visiva, il romanzo dell' Universo femminile.
La letteratura che si è interessata a questo Universo poi, risalirebbe addirittura alla fine del quarto millennio, identificabile nei racconti mitologici dei Sumeri fino alla cosmogonia biblica. Il poema di Inanna, regina del cielo e della fertilità, racconta di un albero che, sradicato dal vento, venne raccolto dalla regina e fatto da lei piantare nel giardino del suo santuario. Passati gli anni, l' albero crebbe e divenne molto grande, Inanna decise di tagliarlo per farsene un trono ma non ci riuscì a causa di un serpente che aveva stabilito il suo nido nel tronco. Sembra uno scherzo, ma vediamo che la figura dell'albero, del serpente e della donna compare circa duemila anni prima della versione della Genesi… e per giunta senza una figura analoga al nostro caro Adamo!
Dal nostro poema, ecco invece affacciarsi di volta in volta Marinella, Barbara, Jamina, Franziska, Ella e Kate, Teresa, Angiolina, Nancy, Giovanna d'Arco, le Madri al Calvario, Maddalena, Sally, ecc.ecc…In tante, tantissime, e anche dolorosamente incantevoli, ripercorrono con diverso stato d'animo e con saliente spunto dialettico, tutti i principali archetipi letterari di femminilità, nella soria del suo pensiero:
la DONNA-VITTIMA e quindi simbolo del sacrificio (vedi anche il sacrificio di Eco e molte canzoni di Faber);
la DONNA-AMANTE, che ama l'amore per esclusiva passione, quasi mai a lieto fine, perché l'amore è incapace di cambiare le persone e spesso rimane l'ipocrisia a governare ogni tipo di rapporto;
la DONNA-MADRE e la DONNA-SACRA , nel pieno rispetto della sua componente umana (vedi "Tre madri" e "Ave MARIA");
la DONNA FATALE (femme fatale), cioè la donna-idolo,spietata e bellissima, fredda e crudele, dipinta nei tratti fiammeggianti di beaudeleriana memoria;
la DONNA-SOLA, la donna vista come femminile separato (vedi Giovanna d'Arco, Nancy), sull'impronta delle Dee vergini della mitologia greca -Artemide, Atena- , nel tema eterno di amore e morte;
la DONNA-INSEPARABILE, sul mito delle Dee vulnerabili -Era, Demetra- cioè la donna amica, consigliera e nutrice di positività nelle dinamiche familiari…
Non basterebbero giorni e giorni d'inchiostro per inquadrare questo Universo, sul piano letterario, in modo appena articolato. Conoscendo però il mio disordine e la mia scarsa organicità, preferisco respirare le sensazioni immediate che questo mondo emana.
Mi limito quindi a ripercorrere questa esperienza, cantandola nel piccolo baule pieno di personaggi femminili, sforzandomi di interagire e di comprendere ogni giorno il loro mondo, con l'accurata attenzione di evitare ogni forma di giudizio, o peggio, di pregiudizio.

Da "Concerti 2005"

Il Mediterraneo

Questa volta Caro De André cerca i riproporre i suoni del Mediterraneo prediligendo l'atmosfera vissuta in "Creuza de ma".
Siamo sulle sponde di quel figlioccio del Mediterraneo, il Mare Adriatico, che si va ad insabbiare lento sulle spiagge dolcissime delle nostre città di mare, e lo bacia altalenante come una "ninna-nanna"… E arrivano confuse musiche saracene, turche e berbere dagli altri margini della vita, dagli altri passi dell'onda, trascinate con la scia dei pescherecci, con l'eco dei gabbiani. Si trovano già in noi, ed è meglio ignorare l'estensione che occupano nella nostra anima i rintocchi dell' Oud e i lamenti del Bouzouki, dove è nascosto l'odore del mondo cullato nel cavo dei loro legni vissuti sull'ebbrezza disordinata delle acque che si gonfiano e poi precipitano in un moto perenne. Anche le lingue usate, ora, non hanno più un gran senso… La lingua-franca, il portoghese-rotto, il genovese, i dialetti italici, i termini bizantini, tutti corrono sulle stesse onde da secoli, perché il Mediterraneo è il luogo paradigmatico di intersezioni e sovrapposizioni semantiche di millenni di storia.
Dalla terra abitata dai pescatori si guarda al mare come ad una madre severa e generosa, misura etica e orizzonte dell'esistenza…Il mare è un ponte infinito fra due mani lontane, è nodo di comunicazione, veicolo di traffici assurdi, di incursioni piratesche, di guerre sanguinose, di trasgressioni e di storie di ammutinamenti…
Di questo parleremo insieme a Voi.
Cordiali saluti e…Buona serata a quanti interverranno ai nostri concerti.
Carlo Bonanni