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Perché “Caro De André”

Con una risposta semplice:

”…Per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità…”

(De André)

Posso dire di aver scelto quel “pieno illusorio” per me stesso ed anche per cantare, a chi vuole, l’infinita antologia De André.
Vorrei parlare ai navigatori non di un cantautore, di un menestrello o di un cantastorie, ma di un profondo conoscitore ed evocatore della storia del genere umano.

”…Tento piuttosto di coglierne quella presenza che mi spiega la ragione di ogni giornata. Poiché so con assoluta certezza che qualsiasi rapporto si tenti di creare con l’uomo è del tutto vano ed inutile, e che solo tramite le oscure vie del sangue e una certa armonia che sopravvive a tutte le forme e dura più a lungo di qualsiasi impero e di qualsiasi civiltà possiamo salvarci dal nulla, vivo senza illudermi e senza pretendere che altri lo facciano in vece mia o per me…”

(Alvaro Mutis)

L’esistenza di Faber è un vulcano alimentato direttamente dal centro della terra e la sua materia incandescente si è estesa molto lentamente, ma è arrivata poi fino alle strade e alle case della gente ed ha toccato tutti i nodi della comunicazione e dell’emozione. Con il suo calore si è modellata sulle cose, rimanendovi poi scolpita nel tempo. Sono nati così i suoi versi: non a caso la parola poesia deriva da “poièsis” e significa costruire, modellare.

La Sintesi e l’Intuizione, nel senso crociano del termine, tanto caro a De André, sono appunto le preziose forme dentro cui si muove un'immensa conoscenza letteraria e dentro cui ribolle una profonda e immortale umanità.

”…E voi, uomini che vivete nelle tenebre, simili alle foglie, esseri deboli impastati di fango, ombre vane, effimere creature senz’ali, infelici mortali simili a sogni, fate attenzione a noi immortali, eternamente viventi, celesti creature immuni da vecchiezza, meditanti eterni pensieri: udite da noi esattamente quanto riguarda le cose celesti…”

(Aristofane)

Senza forzature o alchimie, Faber è l’Odisseo che percorre il fascino e le insidie di un viaggio interminabile, su legni battuti da mari avversi e da venti contrari.

”…Le navi correvano oblique, le vele tre o quattro volte stracciò la forza del vento…”

(Omero)

Così egli muove le sue assi, per l’infinita sete del viaggio, da e per tutte le latitudini dello spazio e del vento…

”…Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare…”

(De André)

E inizia a percorrere i secoli prendendo lo slancio dai Cori della Tragedia greca (cfr. Recitativo, Corale, Leggenda del Re infelice, Le Nuvole, La Buona Novella, A Cumba), dal monumento della Chanson de Roland agli Chansonniers francesi suoi legittimi eredi con la “poesia per musica” (cfr. le traduzioni libere di G. Brassens, le ispirazioni di F. Villon e dei poeti maledetti, Il Re fa rullare i tamburi, La ballata del Michè, Il testamento, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers), volando leggero e attento sui cancelli della poesia religiosa (cfr. “ I Vangeli Apocrifi” e “La Buona Novella”), della poesia medievale e barocca, della poesia narrativa di taglio epico, satirico o romantico (comprese le opere sull’amaro tema della guerra), della tradizione nordamericana e della “ beat generation” (cfr. Non al denaro non all’amore né al cielo, le traduzioni libere di L. Cohen, di B. Dylan, “ Volume VIII”, “ Rimini”, “ Storia di un impiegato”), fino alla straordinaria raccolta di “Creuza de mä”, nata forse per accreditare e riscattare la storia del Mediterraneo, cresciuta con l'elaborazione di lingue“ nuove” e stili diversi (eclettici tributi al teatro inglese e francese intrecciati finemente con liriche decadenti in simbiotico affiatamento) ed evaporata sulle melodie salate e sui ritmi incessanti della cultura orientale dove, con il semplice ascolto si è già inevitabilmente sulla rotta dei Fenici e in viaggio con loro.

”…Padroni di una corda marcia di acqua e di sale che ci lega e ci porta tutti su questa mulattiera di mare…”

(traduzione personale e poco felice di Creuza de mä)

Oltre la dimensione del viaggio stanno le “Anime salve”, esplosioni e implosioni improvvise di quello strano mondo sudamericano, infinito e sfinito allo stesso tempo. Stanno lì ad accogliere ed imbarcare ogni viso sperduto, ogni minoranza nascosta, ogni lingua caduta come una stella, ogni

”…buio di giostre in disuso…”

(Khorakhané)

Il racconto allora si fa stretto, si interrompe in un respiro quasi strozzato…

”…mi sono visto di spalle che partivo…”

(Anime salve)

Rallenta il movimento della vita, costretto da un qualcosa di chiuso che non offre molte spiegazioni.

”…La pioggia insistente, raccogliendosi in allegri piccoli torrenti, si portava via tutta la miseria dei nostri giorni, tutta la crudeltà, la fame, il delirio, la sorda e meschina crudeltà delle guardie. Tutto si è portato via, finchè a separarci dall’aria vagabonda che spira tra le complicate costruzioni del carcere non è rimasto altro se non l’acqua trasparente che cadeva dall’alto del cielo, il nascondiglio dove ci aspettava la libertà come una lupa rabbiosa che cerca i suoi figli…”

(Alvaro Mutis)

Ho trascorso anni e anni in ascolto e con un pizzico di follia ho cercato, nell’antologia dell’uomo, di sciogliere quel filo lungo e sottile che, attraverso i nodi, le tensioni e i colori, l'Uomo Faber ha intrecciato insieme agli eroi di questa nostra incredibile commedia umana”.

Nel groviglio ho trovato il dolce miele della sintesi sciogliersi nella mia bocca, con una presunta voglia di verità e di armonia interiore.

Con Faber sto cercando il tesoro che unisce le forme diverse: l'amore, la morte, l'Ade, il peccato, l'odio, la guerra, l'inganno, il Mediterraneo e le sue culle offese.

Sto imparando a guardarmi dalle Muse del giudizio collettivo e dalle Muse di mercato. Devo imparare ad essere attento al canto del pastore:

“…Contro l’amore non c’è rimedio alcuno. Amava: e non coi fiori e i riccioli e le mele, ma di passione vera, e il resto non contava…”

(Teocrito)

A tutti buona fortuna!

Carlo Bonanni